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Sud Africa ha già perso

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Sud Africa ha già perso

di Francesco Gastaldon e Filippo Mondini

A CAPE TOWN, negli ultimi mesi, sono stati espulse almeno ventimila persone dai vari «settlements» [insediamenti informali] della città per essere spostate di forza in casette costruite tra l’aeroporto e la città. L’opera di «beautification» [«abbellimento»] è cominciata. Ma questo la propaganda per i mondiali di calcio 2010 in Sud Africa non lo dice. È anche così che le autorità sudafricane si preparano a ospitare i mondiali in programma tra giugno e luglio. Nell’immaginario collettivo italiano il Sud Africa è noto per due cose: l’African national congress [Anc], il parti-to-Stato di Mandela, e i campionati del mondo 2010. Mandela e il suo partito fanno venire in mente momenti gloriosi di speranza e di liberazione, di lotta e di sacrificio. I mondiali di calcio, invece, fanno venire in mente una immagine di Africa che ce l’ha fatta, che finalmente ha raggiunto standard occidentali. E liberisti. Purtroppo questi due grandi miti, a un’osservazione meno superficiale, si rivelano ennesimi giganti dai piedi d’argilla. L’Anc ha ormai rivelato la sua natura antidemocratica. La repressione e gli omicidi politici contro il movimento sociale Abahlali baseMjondolo sono lì a ricordarlo [si vedano gli articoli pubblicati negli ultimimesi su Carta e su www.carta.org].

La politica dei baraccati contro l’apartheid che segrega i poveri

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La politica dei baraccati contro l’apartheid che segrega i poveri

IL SUDAFRICA DEL DOPO APARTHEID È DIVISO IN DUE. DA UNA PARTE C’È LA VERITÀ UFFICIALE DELL’ANC, IL PARTITO-STATO, AUTORITARIO E NEOLIBERISTA. DALL’ALTRA, IL NUOVO MOVIMENTO DELLE TOWNSHIP, ABAHLALI, CHE ORGANIZZA LA POLITICA DAL BASSO.

DI FILIPPO MONDINI E FRANCESCO GASTALDON

KLIPTOWN, NELLA ZONA DI SOWETO, è ora una grande estensione di baracche fatte di lamiera e cartone, fogne a cielo aperto e un livello di disoccupazione che sfiora il 72 per cento. Ma questa ex township ha rappresentato in passato il simbolo della volontà rivoluzionaria di milioni di sudafricani. Nel 1955, il sobborgo ha ospitato i delegati del popolo chiamati a elaborare la Freedom Charter, che ha ispirato per decenni la lotta anti-apartheid. Fu un processo democratico che coinvolse i sudafricani oppressi dal regime, dalle campagne alle città. Cinquantamila volontari percorsero il paese in lungo e in largo, chiedendo alla popolazione segregata quale fosse la sua visione per il Sudafrica del futuroe ottenendo come risposte che «la terra deve essere ridistribuita», che «l’istruzione deve essere gratuita e obbligatoria», «libertà di movimento e diritto di residenza» e «l’eliminazione di tutti i ghetti».

Carta: Polizia fuori controllo nelle baraccopoli di Durban

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http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/africa/18873

Polizia fuori controllo nelle baraccopoli di Durban
Francesco Gastaldon
[18 Novembre 2009]

Per il movimento sudafricano Abahlali le violenze della polizia fanno parte del più generale attacco ai danni del movimento degli «shack dwellers», le persone che vivono nelle baracche

Durban, Sudafrica. Nella notte fra venerdì e sabato scorsi l’insediamento informale di Pemary Ridge, affiliato al movimento di shack dwellers Abahlali baseMjondolo [«quelli che vivono nelle baracche» in lingua zulu], è stato al centro di una brutale operazione di polizia. Intorno alle otto di venerdì sera, un’auto privata con a bordo alcuni agenti di polizia è giunta all’insediamento. Gli agenti hanno cominciato a perquisire vari shack, alla ricerca di rivenditori abusivi di alcolici. Le perquisizioni, tuttavia, si sono ben presto trasformate in feroce violenza nei confronti dei residenti di Pemary Ridge, che è andata avanti per più di tre ore. Con l’aiuto di un’altra decina di colleghi giunti a dare manforte, la polizia ha fatto irruzione in varie baracche, trascinando gli abitanti in strada e picchiandoli con manganelli e bastoni. Un uomo, che tornava a casa dopo il lavoro ignaro di quello che stava accadendo, è stato aggredito senza alcun motivo. «Questo servirà a darvi una lezione!» hanno gridato gli agenti, aggiungendo che vedere un uomo che torna a casa ferito «sarà una lezione per tutta la comunità». Decine di persone, donne comprese, sono state aggredite brutalmente anche all’interno dei loro «shack» [l’insediamento informale]. Molti residenti sono fuggiti nella boscaglia vicina per nascondersi, mentre varie donne hanno creato delle barricate con pneumatici e altri oggetti di fortuna. Gli abitanti di Pemary Ridge hanno raccontato che la polizia ha anche aperto il fuoco, sparando in modo casuale decine di colpi in tutto l’insediamento. L’operazione si è conclusa con vari feriti, di cui uno in gravi condizioni, e tredici persone arrestate. Una volta di fronte al magistrato, la mattina di lunedì, il fermo non è stato convalidato e tutti gli arrestati sono stati rilasciati.

Carta: Una eccezionale intervista al presidente del movimento sudafricano Abahlali

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http://www.carta.org

Una eccezionale intervista al presidente del movimento sudafricano Abahlali, oggi clandestino perche il governo e la finanza vogliono speculare sulle aree delle baraccopoli

intervista a S’bu Zikode di Francesco Gastaldon

BAHLALI BASEMJONDOLO [«Quelli che vivono nelle baracche» in lingua zulu, «shakdwellers» in inglese], come abbiamo raccontato su Carta 35/09, è un grande mo-vimento sociale sudafricano nato alla fine del 2005 per protestare contro la ca-renza di servizi di base nelle baraccopoli e la mancata distribuzione di case nelle città. Il mo-vimento ha fin da subito denunciato l’atteggiamento delle autorità locali, incapaci di vede-re le esigenze reali dei poveri urbani. Abahlali si è diffuso nel Kennedy Road di Durban, poi in altri insediamenti informali nella regione del KwaZulu-Natal e in quella di Città del Capo.

Abahlali. Scrivete una e-mail di protesta all'ambasciata sudafricana

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http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/africa/18620

Abahlali. Scrivete una e-mail di protesta all'ambasciata sudafricana
Filippo Mondini
[22 Ottobre 2009]

Pubblichiamo la lettera con la quale Filippo Mondini, missionario comboniano a Castel Volturno ma che ha vissuto molti anni in Sudafrica, chiede di sostenere il movimento delle persone che vivono nelle baraccopoli Abahlali scrivendo una email di protesta all’ambasciata sudafricana.

«Cari amici e care amiche, come sapete stiamo seguendo le vicende del movimento Abahlali baseMjondolo di Durban, che ha subito qualche settimana fa una violenta repressione, nella quale tre persone sono morte e migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le loro case e vivono ora da rifugiati nella loro stessa città. I leader del movimento sono stati minacciati di morte, e sembra evidente che alcuni membri locali dell’African National Congress [Anc] abbiano un ruolo in quanto è accaduto. Potete trovare altre informazioni su www.abahlali.org e nel sito di Carta [i link sono nella colonna di destra].

Sudafrica. Vittoria dei baraccati contro lo «Slum act»

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http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/18566

Sudafrica. Vittoria dei baraccati contro lo «Slum act»
Filippo Mondini
[15 Ottobre 2009]

Il documento ufficiale con cui Abahlali baseMjondolo annuncia la vittoria alla corte costituzionale è intitolato: «Abbiamo vinto alla corte costituzionale pagando un prezzo altissimo». Dopo la violenta repressione messa in atto dall’Anc, dopo i morti e i rifugiati costretti a fuggire da Kennedy Road, è arrivata la vittoria contro lo «Slum act».
La corte ha dichiarato questa legge incostituzionale e, forse molto di più, ha vendicato la voce della gente della baraccopoli. La battaglia contro questa legge è iniziata già nel 2007, quando nelle baraccopoli in rivolta si è iniziato a discutere e a pensare forme di resistenza. «Il nostro ruolo è di collegare l’operazione ‘slum free cities’ con il mondiale del 2010. Dobbiamo dichiarare il 2010 un anno senza sfratti» affermava Sbu Zikode in uno dei primi incontri a Kennedy Road.

Piu a Sud del Sudafrica

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Sud Africa. Dopo aver subito violenti attacchi, i baraccati si organizzano

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http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/18439

La situazione è ancora molto tesa a Durban, dopo gli attacchi dello scorso fine settimana, nei quali hanno perso la vita almeno due persone, presso l'insediamento di Kennedy Road, sede del movimento sociale dei baraccati Abahlali.

La situazione è ancora molto tesa a Durban, dopo gli attacchi dello scorso fine settimana, nei quali hanno perso la vita almeno due persone, presso l’insediamento di Kennedy Road, sede principale del movimento sociale dei baraccati Abahlali baseMjondolo. Sabato scorso l’insediamento, nel quale vivono più di sette mila persone, è stato al centro di un attacco da parte di un gruppo di quaranta uomini armati. Secondo molti attivisti di Abahlali, dietro l’attacco ci sarebbero addirittura la polizia e l’African national congress. Circa un migliaio di persone rimangono ancora senza casa dopo aver perso il loro alloggio, alcuni perché hanno avuto la casa distrutta, altri perché hanno dovuto lasciare l’insediamento dopo essere stati più volte minacciati e aggrediti in quanto attivisti o simpatizzanti di Abahlali baseMjondolo. Molte famiglie sono alloggiate presso familiari e amici, altri invece sono senza un riparo. Il vescovo anglicano del KwaZulu-Natal, dopo aver scritto un duro comunicato di condanna per quello che è accaduto, sta organizzando iniziative di solidarità per gli sfollati. E’ stato aperto anche un conto bancario per aiutare chi ha perso casa, oggetti personali, proprietà.

Sud Africa. La guerra contro il movimento dei baraccati, Abahlali

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http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/18407

Sud Africa. La guerra contro il movimento dei baraccati, Abahlali
Filippo Mondini :: Francesco Gastaldon da Durban

Il più grande movimento sociale dei baraccati, Abahlali, è da tre giorni al centro di una violenta repressione da parte di milizie armate e polizia. Di certo, l'autogoverno del movimento non piace all'African national congress

Da tre giorni Abahlali baseMjondolo [«quelli che vivono nelle baracche» in lingua zulu] è sotto violento attacco da parte della milizia armata dall’African national congress [Anc]. Il teatro delle violenze è l’insediamento di Kennedy Road, una delle più grandi baraccopoli di Durban. Si tratta di un insediamento informale, dove vivono settemila persone, ed è il luogo dove, nel 2005, è nato il movimento Abahlali baseMjondolo, che lotta per i diritti alla casa e all’accesso ai servizi pubblici. La battaglia di Abahlali è anche diventata una battaglia di democrazia: secondo il movimento, le autorità devono consultare i residenti degli insediamenti [shack dwellers] prima di prendere decisioni che riguardano gli insediamenti e il loro futuro. La lotta del movimento si è concretizzata anche in un rifiuto della politica istituzionale, che non fornisce adeguate risposte ai problemi dei cittadini shack dwellers, e nel rifiuto di votare alle elezioni.

Attacco Alla Democrazia Nelle Baraccopli del Sudafrica

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http://www.ilmezzogiorno.net/30092009/diritti-umani-attacco-alla-democrazia-nelle-baraccopoli-del-sudafrica/

29 settembre 2009 – COMUNICATO STAMPA
ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA NELLE BARACCOPOLI DEL SUDAFRICA

Ormai da tre giorni Abahlali baseMjondolo (“quelli che vivono nelle baracche” in lingua zulu) è sotto violento attacco da parte della milizia armata dall’African National Congress. Il teatro principale delle violenze è l’insediamento di Kennedy Road, una delle principali baraccopoli di Durban. L’insediamento informale di Kennedy Road (dove vivono circa 7000 persone) è il luogo dove, alla fine del 2005, è nato il movimento Abahlali baseMjondolo. Il movimento lotta per i diritti alla casa e all’accesso ai servizi pubblici, e si oppone agli sgomberi indiscriminati delle baraccopoli. La battaglia di Abahlali è anche diventata una battaglia di democrazia: secondo il movimento, le autorità devono consultare i residenti degli insediamenti (shack dwellers) prima di prendere decisioni che riguardano gli insediamenti e il loro futuro, ascoltando le esigenze degli shack dwellers. La lotta del movimento si è concretizzata anche in un rifiuto della politica istituzionale, che non fornisce adeguate risposte ai problemi degli shack dwellers, e nel rifiuto di votare alle elezioni.

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