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Il Sudafrica ospita i Mondiali, non i diritti

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Il Sudafrica ospita i Mondiali, non i diritti

Amnesty critica il paese nel Rapporto annuale: nel 2009 detenuti torturati, esecuzioni sommarie della polizia, attivisti ostacolati. Violenza su donne e migranti, soprattutto dallo Zimbabwe. Poi il dramma dell’Hiv: 5,7 milioni colpiti, farmaci per 870mila

di Emanuele Di Nicola

Nelle carceri si torturano i detenuti, la polizia spara con troppa facilità, gli attivisti per i diritti umani non sono tollerati. Hanno poche tutele i migranti, soprattutto quelli provenienti dallo Zimbabwe. Le donne subiscono violenza, per primi dai loro partner, e le autorità non sono culturalmente preparate per difenderle. Poi c’è il dramma dell’Hiv, che colpisce 5,7 milioni di persone: tra questi, solo 870mila ricevono i farmaci adeguati. Insomma, il Sudafrica ospita i Mondiali di calcio ma non è altrettanto bendisposto verso il rispetto della giustizia. Lo dice chiaramente Amnesty International, nel Rapporto 2010 sulla situazione dei diritti umani nel mondo (edizioni Fandango Libri), che dedica un capitolo al paese sudafricano nel corso del 2009. Sono stati dodici mesi pieni di violazioni, a quanto si legge, con poche note positive come l’annuncio della creazione di un ministero per le Donne.

L’anno scorso il Sudafrica ha registrato 50,1 milioni di abitanti, ricorda l’associazione umanitaria, ma l’aspettativa media di vita è pari a 51,5 anni (in Italia è 81,1). La mortalità infantile sotto i 5 anni risulta pari al 79% per i maschi e 64% per le femmine. Alla voce pena di morte, lo Stato si dichiara abolizionista per tutti i reati. Ad aprile ci sono state le elezioni: le ha vinte Jacob G. Zuma, presidente del Congresso nazionale africano, con il 65,9% dei voti e il controllo di otto province su nove. Zuma si è trovato con gravi problemi da risolvere, scrive Amnesty: “La persistente povertà, i crescenti tassi di disoccupazione e di crimini violenti, accompagnati dalla crisi del settore sanitario pubblico, hanno costituito sfide significative per il nuovo governo”.

Carceri: tortura e maltrattamenti. Nel 2009 molte sono le notizie di tortura e maltrattamenti, inflitti dalla polizia ai detenuti e sospettati. La Direzione indipendente sui reclami, organismo di controllo, ha analizzato 828 episodi di aggressione tra aprile 2008 e marzo 2009, alcuni di questi sono stati definiti tortura. Nello stesso periodo, oltre 2mila prigionieri hanno denunciato aggressioni delle guardie carcerarie. Tra i metodi più usati, al primo posto c’è il soffocamento e le scosse elettrice. Amnesty segnala la storia di Sidwel Mikwambi, deceduto in stato di custodia: “La polizia – così la ricostruzione – ha sostenuto che era saltato giù da un mezzo di polizia in movimento ma le sue ferite non erano compatibili con questa tesi”. Inoltre, le carceri sudafricane sono piene: 19 istituti risultano “criticamente sovraffollati”.

Esecuzioni sommarie. A settembre dell’anno scorso la polizia ha annunciato misure per rispondere “con il massimo della forza” contro criminali armati e aggressioni alle forze dell’ordine. A giugno i decessi in custodia erano aumentati del 15% in due anni, con alcuni picchi come la provincia del KwaZulu-Natal (+47%). Un caso significativo: il 3 febbraio un uomo è stato ucciso dall’unità nazionale di intervento, accusato dell’omicidio di un commissario. L’Alta corte di Durban ha provato che il suo nome figurava in una lista di sospetti: a inizio ottobre risultavano quasi tutti uccisi a colpi d’arma da fuoco, molti dopo l’arresto e l’interrogatorio.

Sgomberati attivisti per i diritti. Sempre a settembre, i leader e sostenitori del movimento per i diritti socioeconomici delle comunità (Abahlali) sono fuggiti dalle loro abitazioni a Durban, dopo un violento attacco da parte di uomini armati, e hanno assistito alla distruzione delle loro case. Tra questi, 13 attivisti sono stati arrestati e accusati dell’omicidio di due uomini avvenuto nella notte dell’attacco. A fine anno, denuncia Amnesty, solo per uno le accuse sono archiviate, per gli altri 12 restano in piedi. Nel frattempo Abahlali ha ottenuto un successo: la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge del 2007 sull’eliminazione delle baraccopoli.

Colpiti migranti, Zimbabwe sotto tiro. E’ stato un anno nero per i migranti: si registrano “violazioni dei diritti alla vita e all’integrità fisica, nonché attacchi alle loro proprietà”. Sono avvenuti sfollamenti su vasta scala di comunità non sudafricane: in particolare, colpiti cittadini di Somalia e Zimbabwe. “La risposta della polizia è stata varia – rileva l’associazione -, dalla complicità alla negligenza, e in alcuni casi ha visto un tangibile tentativo di impedire l’escalation”. La crisi economica del vicino Zimbabwe ha aumentato il flusso degli immigrati e richiedenti asilo: il governo ha annunciato un visto d’ingresso libero per 90 giorni e piani di permesso per l’immigrazione, ma a fine anno non erano ancora stati attivati. Tra i numerosi casi di violenza, viene riferito uno clamoroso: a fine luglio sono stati arrestati 350 zimbabweaini per vagabondaggio: secondo i referti “erano stati percossi, presi a calci, colpiti con spray al peperoncino e pistole elettriche stordenti”. I poliziotti li hanno insultati come “makwerekwere” (stranieri), poi dopo tre giorni li hanno rilasciati senza formulare accuse.

Donne ancora maltrattate. A marzo 2009 i reati sessuali sono cresciuti del 10,1% su base annua, con 30mila casi di donne sopra i 18. Secondo uno studio del Consiglio sudafricano di ricerca, due quinti degli uomini intervistati ha ammesso di usare violenza contro la propria partner. E’ inoltre difficile far rispettare la legge sulla violenza domestica, anche a causa della polizia: su 430 stazioni ispezionate (fonte interrogazione parlamentare), molte non arrestavano i colpevoli di violenze o allontanavano chi intendeva sporgere denuncia. Secondo alcune organizzazioni di assistenza, le autorità non ricevono istruzione adeguata sui loro obblighi; tra l’altro a fine anno nello Stato risultano aperti solo 17 centri specializzati contro i 50 previsti. La polizia ha però corretto alcune posizioni: ha annunciato che rivedrà la decisione – presa nel 2006 – di chiudere le unità specializzate. L’esecutivo ha espresso l’intenzione di aprire un ministero per le Donne, gioventù, infanzia e persone disabili.

Hiv: 5,7 milioni sieropositivi e pochi farmaci. “Secondo l’Unaids le persone sieropositive all’Hiv erano circa 5,7 milioni”. Questi i dati del 2009. A luglio 870mila pazienti ricevevano farmaci antiretrovirali, circa la metà di quanti ne hanno bisogno. Il rapporto aggiunge: “La scarsa pianificazione attuata dal governo e le carenze del personale hanno lasciato alcuni ospedali senza scorte di farmaci e impossibilitati a iniziare le terapie per nuovi pazienti”. Le donne sono più colpite: un’indagine sull’incidenza ha dimostrato che tra i 15 e 19 anni hanno un tasso superiore di oltre il 6% rispetto ai coetanei maschi. Tasso che aumenta fino a oltre il 32% per la fascia 25-29 anni. Le donne africane tra i 20 e 34 sono la fascia più a rischio.