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Sud Africa. Dopo aver subito violenti attacchi, i baraccati si organizzano

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La situazione è ancora molto tesa a Durban, dopo gli attacchi dello scorso fine settimana, nei quali hanno perso la vita almeno due persone, presso l’insediamento di Kennedy Road, sede del movimento sociale dei baraccati Abahlali.

La situazione è ancora molto tesa a Durban, dopo gli attacchi dello scorso fine settimana, nei quali hanno perso la vita almeno due persone, presso l’insediamento di Kennedy Road, sede principale del movimento sociale dei baraccati Abahlali baseMjondolo. Sabato scorso l’insediamento, nel quale vivono più di sette mila persone, è stato al centro di un attacco da parte di un gruppo di quaranta uomini armati. Secondo molti attivisti di Abahlali, dietro l’attacco ci sarebbero addirittura la polizia e l’African national congress. Circa un migliaio di persone rimangono ancora senza casa dopo aver perso il loro alloggio, alcuni perché hanno avuto la casa distrutta, altri perché hanno dovuto lasciare l’insediamento dopo essere stati più volte minacciati e aggrediti in quanto attivisti o simpatizzanti di Abahlali baseMjondolo. Molte famiglie sono alloggiate presso familiari e amici, altri invece sono senza un riparo. Il vescovo anglicano del KwaZulu-Natal, dopo aver scritto un duro comunicato di condanna per quello che è accaduto, sta organizzando iniziative di solidarità per gli sfollati. E’ stato aperto anche un conto bancario per aiutare chi ha perso casa, oggetti personali, proprietà.

Il movimento ha tenuto giovedì 1 ottobre un primo incontro in una località segreta nei dintorni di Durban. Molti degli attivisti di Abahlali vivono ancora nascosti per paura di ritorsioni e attacchi.

Il ruolo della polizia continua a restare molto ambiguo e discutibile. Nel distretto di Sydenham la polizia nega di conoscere le disposizioni che erano state decise dal comitato di sicurezza del Kennedy Road Development Committee [Krdc] per arginare la violenza [in particolare verso le donne] nell’insediamento. Fra queste, c’è la decisione di chiudere i bar all’interno della baraccopoli alle ore 22, per evitare problemi di violenza legati all’abuso di alcool, scelta questa giudicata strumentalmente «un coprifuoco inaccettabile» e una «violazione della libertà personale» da parte delle autorità circoscrizionali e municipali. La dichiarazioni degli uomini dlla polizia, però, risultano palesemente false, hanno spiegato gli attivisti di Abahlali, in quanto ci sono diversi testimoni, anche internazionali, che hanno assistito ad assemblee nelle quali queste e altre norme di «autogoverno» sono state illustrate alla comunità, alla presenza della polizia che aveva salutato positivamente queste disposizioni.

Intanto, un grande movimento di solidarietà con Abahlali sta esercitando in questi giorni un’importante pressione politica verso le autorità municipali e regionali. Quasi mille persone hanno firmato una lettera-petizione al presidente Zuma, dove si chiede di far chiarezza su quello che è accaduto e in cui si protesta per l’atteggiamento di polizia e autorità. Accademici e intellettuali ha scritto ai giornali e moltissime organizzazioni non governative, movimenti, leader religiosi e associazioni hanno protestato duramente [anche in altre città, tra cui Londra] per ciò che sembra essere un chiaro attacco politico a questo grande movimento sociale. La lista completa degli appelli per Abahlali, in continuo aggiornamento, si può trovare nel sito del movimento [www.abahlali.org], nel quale sono stati anche pubblicati diversi video su i giorni successivi agli attacchi.

Una notizia delle ultime ore ha confermato che gli otto attivisti del Kennedy Road Development Committee, arrestati fra domenica e lunedì, saranno processati il giorno 8 ottobre per le accuse di omicidio e aggressione, anche se in realtà gli attivisti di Krdc e Abahlali sono le vittime del violento attacco della scorsa settimana. Nessun’altro è stato fermato dalla polizia per le violenze di quella notte. Le autorità, per bocca del presidente della circoscrizione Yakoob Baig e dell’assessore provinciale Willies Mchunu, hanno detto, in una conferenza stampa, che ora l’insediamento è stato «liberato» da Abahlali e regnerà finalmente «l’armonia».